venerdì 25 luglio 2008

In memoria di Paolo Borsellino e Rita Atria


Ieri 24 luglio 2008 a Borgomanero si sono ricordati due personaggi che per la lotta alla mafia hanno dato la vita.

Il 19 luglio 1992 veniva ucciso in via D’Amelio Paolo Borsellino, magistrato che insieme a Falcone e al Pool, aveva dato vita all’importante Maxi Processo, la condanna dello Stato a Cosa Nostra.

In quella strage morirono oltre a Borsellino anche gli agenti della sua scorta:Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cusina, Claudio Traina e Vincenzo Limuli.

Il 26 luglio 1992, a solo una settimana da quel terribile attentato Rita Atria, giovane collaboratrice di giustizia si getta dalla finestra del suo appartamento. La diciassettenne dopo che venne a conoscenza della morte di Borsellino, che per lei era diventato l’unico punto di riferimento, decise di suicidarsi.

Rita e la cognata Piera Aiello erano due importantissime collaboratrici di giustizia che con le loro rivelazioni avevano permesso di istituire un processo contro la mafia di Partanna. Ciò però non aiutò Rita che fu ripudiata dalla famiglia, dagli amici e lasciata sola; la giovane ragazza meditò allora il suicidio dopo che anche l’ultimo uomo della sua vita morì, dopo che morirono sempre per mano della mafia il padre e il fratello.

Si è così voluto ricordare Paolo e Rita con un video e delle letture e subito dopo l’intervento di Davide Mattiello, referente di Libera Nord-Ovest.

Davide ha ripetuto quale importanza abbia il nostro sostegno per i testimoni di giustizia come Pino Masciari e Piera Aiello, per i giornalisti come Pino Magnaci e per chi lavoro nelle cooperative di Libera Terra, come la cooperativa “Terre di Puglia” reduce da un altro atto intimidatorio.

Ciò però non basta, non si è ancora colpito nelle viscere quel cancro che è la mafia. Il nostro impegno non deve quindi diminuire anzi deve essere sempre più costante e incisivo. Per questo Davide ha sottolineato come sia importante che la rete di Libera si attivi per non lasciare soli i due ragazzi, Roberto ed Anastasia, che da maggio vivono a San Sebastiano;come già detto la situazione non è tranquilla e c’è bisogno di persone che nel mese di Agosto presidino la casina.

In questi momenti c’è bisogno di quell’impegno concreto, per il quale persone come Paolo Borsellino e Rita Atria hanno dato la vita.

Alla domanda cosa possiamo fare noi che ci apprestiamo a creare un osservatorio sulla legalità nel nostro territorio la risposta è stata avere tanta pazienza e impegno. I risultati non si avranno subito ma ci vorranno anni in cui si acquisiranno dati e informazioni, molte volte disponibili, da mettere a confronto.

La serata si è conclusa poi con il taglio della torta. Abbiamo voluto festeggiare, un po’ in ritardo, il primo anno di vita del presidio, nato insieme al coordinamento e al presidio “Livatino” il 16 giugno 2007. E mentre si mangiava c’è stato anche il momento per alcuni di lasciare un messaggio su un cartellone che sarà consegnato a Piera Aiello, per ringraziarla del suo coraggio e la sua tenacia e farle sapere che la sua famiglia comprende anche noi.

Il presidio di Borgomanero "I nostri cento passi"

lunedì 21 luglio 2008

Diciamo "NO!" al carciofo

GIUSTIZIA PER GENOVA, GIUSTIZIA PER L'ITALIA
per la difesa dello Stato di Diritto e della Costituzione

Ieri, 21 Luglio 2008, si è cohncluso il X Campo Scuola organizzato a Boves da ACMOS (www.acmos.net) e Libera Piemonte (www.liberapiemonte.it).
Quattro giorni di lavoro, oltre 200 persone coinvolte, per dire che non vogliamo che l'Italia si trasformi in una piantagione di CARCIOFI. La parola carciofo infatti, in dialetto siciliano si traduce con COSCA e allora si capiscono tante cose. Il Carciofo è una perfetta macchina da guerra naturale che, chiusa su se stessa e armata di spine, protegge il proprio cuore dall'esterno. Le mafie sono forti, perchè sono fatte da Cosche. Ma le mafie sono forti anche perchè il modello-Carciofo ha convinto molti: fare Cosca è diventato da tempo il modo violento, disperato, escludente di intendere la società, di intendere la politica, di intendere l'occupazione delle Istituzioni. Al grido di “si salvi chi può” l'Italia sta diventando un spaventosa piantagione di carciofi.

Noi non ci stiamo. Crediamo prima di tutto che le persone, come tali, possano incontrarsi, capirsi, costruire insieme una storia comune nonostante le diversità, anzi a partire dalla interazione tra queste. Ci ribelliamo alla legge della diffidenza. Non vogliamo guardarci dagli altri, ma guardare agli altri.
Difendiamo il sogno che fu di Kant, di Altiero Spinelli, dei ragazzi del '68, il sogno racchiuso nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo: gli uomini e le donne di questo pianeta appartengono prima di tutto ad un destino comune, il loro sangue è rosso ad ogni latitudine, mai più guerre. Non siamo ingenui: sappiamo che non è facile, sappiamo che la spinta violenta che nutre la nostra aggressività è lì, come un alligatore a pelo d'acqua, pronto a spalancare le sue fauci. Per questo ribadiamo la necessità di una scuola pubblica che funzioni! Una scuola pubblica che sia continua occasione di incontro e di educazione: perchè è possibile essere migliori, purchè si cerchi di diventarlo insieme.
Crediamo nello Stato di Diritto, cioè in una organizzazione della società nella quale il potere, anche quello della maggioranza, non possa fare tutto quello che vuole. Crediamo che il Diritto e prima di tutto quello Costituzionale, abbia la funzione di costruire concordia e inclusione, a partire dalla tutela di chi è meno forte. Quando il diritto diventa solo e semplicemente l'affermazione della volontà di chi è già forte, perde il suo senso, genera discordia, prepara alla guerra. Ecco perchè non vogliamo nessuno sopra la legge e non vogliamo la legge asservita a nessuno. Ecco perchè ci uniamo a tutti coloro che si stanno impegnando affinchè i processi sui fatti di Genova arrivino ad individuare le responsabilità politiche, penalmente rilevanti, che permisero quella macelleria. Ecco perchè esprimiamo la nostra solidarietà a chi, come Vittorio Agnoletto, rischia di essere esposto a ritorsioni pesanti proprio per questo tenace lavoro. Ecco perchè ribadiamo il nostro lavoro dentro le scuole, anche in vista della Biennale Democrazia, affinchè si impari a crescere insieme. Ecco perchè stiamo al fianco dei Testimoni di Giustizia, come Pino Masciari, che chiedono giustizia, dopo aver contribuito a caro prezzo a costruirne nelle aule di tribunale. Ecco perchè stiamo al fianco delle vittime delle mafie e delle stragi, che pretendono verità su quelle morti, anche quando sono verità laceranti per lo Stato stesso. Ecco perchè ci impegniamo a riutilizzare i beni confiscati alle mafie, affinchè siano il segno tangibile di una legalità che conviene e sa produrre un'altra economia. Ecco perchè siamo vicini a chi, come Pino Maniaci, presidia tenacemente l'informazione libera e graffiante, nell'era del criminoso e soffocante monopolio mediatico di cui tutto l'attuale sistema politico italiano è responsabile.

Acmos
Libera Piemonte

martedì 15 luglio 2008

Una tenda per i diritti


Oggi martedì 15 Luglio 2008 molte associazioni di volontariato e di promozione sociale del territorio novarese si sono riunite sotto la tenda delle civiltà, dei diritti e della pace per aderire alla campagna nazionale lanciata dall'Arci di raccolta di impronte digitali per dire no alla schedatura etnica tanto voluta dal nostro ministro Maroni.
Ma non solo. Abbiamo espresso il nostro no al clima di crescente razzismo e xenofobia che mina la nostra democrazia e che, nel piccolo, è tangibile anche nella città di Novara.
Il banchetto è stato attivo in Piazza Cavour fino alle 19 di sera e siamo riusciti a raccogliere quasi settanta firme, un buon numero visto che quasi il 60% dei novaresi ha votato Lega alle ultime amministrative. Siamo comunque riusciti ad incontrare molti passanti e curiosi anche solo per avere la possibilità di confrontarci su tematiche come la sicurezza nel tentativo di portarla al di fuori del tanto amato e mediatico binomio insicurezza-presenza di immigrati e sicurezza-necessità di ordine e "pulizia". Molti i giovani che si sono fermati a chiedere informazioni, qualcuno ha lasciato la sua impronta, qualcuno invece si è detto a favore della schedatura etnica. Per quelli, numerosi, che si sono dichiarati concordi con la proposta del ministro leghista, questa schedatura è una "necessità": "dobbiamo pur riconoscerli!", hanno affermato alcuni, qualcun altro si è spinto ancora più in là, proponendo la marchiatura a fuoco.
Un clima decisamente difficile per chi, come noi, mira a promuovere i diritti di tutti i cittadini, in egual misura, senza distinzione di etnia e di cultura, di chi crede ancora che siano necessarie risposte politiche articolate e responsabili a problemi complessi.
Ci siamo impegnati a fare la nostra parte, a far sentire la nostra voce. Ma l'impegno deve essere un impegno costante, radicato sul territorio e aperto ad incontrare l'altro con generosità.

Serena
Presidio "Rosario Livatino"

lunedì 14 luglio 2008

Inaugurata la cascina "Carla e Bruno Caccia"

E' stata emozionante sabato pomeriggio l'inaugurazione della Cascina Caccia, bene confiscato alla famiglia calabrese Belfiore a San Sebastiano da Po, in provincia di Torino.
Da quell'edificio, 25 anni fa, partì l'ordine di uccidere il procuratore Bruno Caccia, colpevole di essere incorruttibile e di portare avanti il suo lavoro con imparzialità e un forte senso dello Stato.
Il processo sociale e istituzionale che ha portato prima alla confisca e poi all'assegnazione del bene è un esempio dell'Italia che vorremmo, con istituzioni e società civile responsabile che collaborano per la legalità e la responsabilità sociale. 
"Vorremmo che questo luogo diventi una nuova Barbiana, un'emittente alternativa", ha gridato Davide Mattiello, lanciando a tutti i presenti, cittadini, magistrati e politici, una grande sfida: trasformare la cascina in un luogo dove ci si possa prendere cura degli altri, di accoglienza, dove si possa creare cultura alternativa a quella mafiosa.
La cascina sarà abitata da 4 ragazzi e ragazze che hanno deciso di andare a vivere nel bene confiscato per animare e dare vita al progetto. In questi giorni è già ospitato un campo internazionale di volontariato.
Tutto questo avviene a 86 km da Novara, a testimoniare, sempre di più, che la "questione mafie" non è affare di alcune regioni italiane, ma ci riguarda direttamente e in prima persona.
Speriamo, come Libera Novara, di collaborare alla realizzazione di un così ambizioso progetto.

mercoledì 9 luglio 2008

TENDA della CIVILTA’, dei DIRITTI e della PACE

Per diffondere l'appello "EMERGENZA CIVILTA’ – EMERGENZA DIRITTI UMANI" e la campagna delle impronte ci vediamo martedi 15 luglio alle ore 16:30 in piazza Cavour a Novara presso la TENDA della CIVILTA’, dei DIRITTI e della PACE.
Venite numerosi!

Ultima versione dell'appello "EMERGENZA CIVILTA’ – EMERGENZA DIRITTI UMANI"

Siamo associazioni di volontariato e di promozione sociale del territorio novarese, cittadini e cittadine che cercano di essere attivi nella costruzione di una società locale e nazionale giusta, solidale e capace di futuro.

Vogliamo condividere l’allarme, già lanciato da altri, tra cui Alex Zanotelli e Don Ciotti, per ciò che sta avvenendo nel nostro paese: gli attacchi ai campi Rom (dai roghi di Ponticelli alle molotov al campo di Novara), “il crescente razzismo e la dilagante xenofobia, la logica facile del capro espiatorio (cercato fra chi sta peggio di noi), la giustificazione della vendetta e della giustizia fai da te, l’accanimento contro vulnerabili e indifesi.”

“La nostra storia ci ha insegnato che, se vengono meno la giustizia e la razionalità, si può facilmente passare dalla legittima persecuzione del singolo reato alla criminalizzazione di un intero gruppo o popolo: ebrei, omosessuali, nomadi, dissidenti politici l´hanno già provato sulla loro pelle, anche in Italia.”

Amnesty International condivide le forti preoccupazioni a proposito delle politiche verso Rom e migranti in Italia. Nel Rapporto Annuale 2008 si legge: ”Il 20 maggio 2008 la European Roma Policy Coalition (una coalizione di otto Ong), di cui Amnesty International fa parte, ha chiesto con urgenza alle autorità italiane di agire contro l'uso di dichiarazioni anti-rom da parte media e dei politici italiani e ha affermato che l'Italia ha alimentato il razzismo attraverso la retorica anti-rom”.

Siamo allarmati anche perché il razzismo si accompagna sempre con la guerra, anzi la giustifica e la sostiene, con la costruzione mediatica e psicologica del “nemico” e l’autorizzazione a distruggerlo, la negazione del comune destino umano, la giustificazione della corsa al riarmo e alle spese militari, la cancellazione del diritto internazionale.

Rifiutiamo l’abbinamento semplificante “insicurezza/presenza di immigrati” e la riduzione del bisogno di sicurezza alla pur giusta protezione dalla microcriminalità, che spesso ha radici socio-economiche e si può risolvere con adeguate politiche sociali di inclusione; paura, rancore e odio per chi è diverso non risolvono i problemi e aggravano le condizioni di vivibilità e civiltà delle nostre città. “Ci stiamo dimenticando di appartenere a un popolo che è stato fino a ieri un popolo di migranti e che oltre 60 milioni di italiani – una

seconda Italia - vivono attualmente all’estero?”

Ricordiamo anche l’esistenza del pressante problema dei richiedenti asilo, i cui legittimi diritti rischiano di essere calpestati dalle nuove norme del “pacchetto sicurezza”, in contrasto con la Convenzione di Ginevra, la Dichiarazione dei Diritti Umani e la Costituzione stessa del nostro

“La sicurezza è un diritto di ogni essere umano, di ogni comunità e di ogni popolo,

e rimanda alla complessità della vita attuale.”

PER NOI LA SICUREZZA È:

- Contrasto alle mafie e alla criminalità organizzata, che controllano i mercati più redditizi, dalle droghe alle armi, dalla tratta di persone alle grandi opere, ai rifiuti, dall’intimidazione al riciclaggio di denaro. La nostra democrazia non potrà dirsi compiuta finchè ci saranno territori a sovranità limitata, persone costrette a vivere nel bisogno e nella paura, economie parallele che arricchiscono pochi e impoveriscono intere aree. Gli introiti delle mafie sono 90 miliardi di euro annui, il 7% del PIL, pari a 5 finanziarie: un quinto riguarda le ecomafie, che sfruttano risorse ambientali per fini criminali.

- Fine delle morti sul lavoro, emersione del lavoro in nero, per dare diritti e tutele a tutti i lavoratori che sostengono l’economia italiana.

- Cura e protezione dell’ambiente, qui e anche nel terzo mondo, già colpito dai cambiamenti climatici indotti soprattutto dai consumi del nostro primo mondo e dall’allarme fame e sete. Sono le prime vittime di squilibri planetari che ci riguarderanno tutti.

-Giustizia sociale e solidarietà con le fasce sociali deboli e impoverite; politiche di accoglienza, di inclusione, di mediazione culturale, perché tutti in Italia possano essere cittadini attivi, soggetti consapevoli di diritti e doveri.

-Rispetto degli impegni per la cooperazione internazionale (l’Italia è penultima nella graduatoria dei paesi sviluppati, vergognosamente in ritardo sugli obiettivi stabiliti dall’ONU) per aiutare i popoli a vivere bene nel loro paese di origine.

- Risposte politiche serie, adeguate alla complessità e lungimiranti, per affrontare le emergenze ambientali, sociali e globali del pianeta, che ci riguardano tutti e riguardano le future generazioni (riduzione di mobilità e consumi, fonti rinnovabili non inquinanti,riduzione dei rifiuti,riuso e riciclo).

Esprimiamo forte preoccupazione per le scelte del governo di militarizzare il territorio: prima sul problema rifuti a Napoli, non contro la camorra, principale responsabile del problema, ma contro le proteste dei cittadini; ora con il supporto di 3.000 soldati alle forze di polizia. Citiamo da Pax Christi: ““L'esercito in un paese democratico ha funzioni ben stabilite; è utile nei casi di calamità naturale, secondo la Costituzione ha compiti di natura esclusivamente difensiva, non può essere utilizzato in maniera indebita… La sfida della sicurezza sociale si vince con la mediazione interculturale, la riappropriazione pacifica del territorio da parte delle associazioni e dei gruppi sociali, un ruolo delle forze dell'ordine che contempli collaborazione e progettazione comune con la società civile”

Si imporranno sempre con l’esercito contro le popolazioni le grandi opere, le centrali nucleari, le basi militari?

Le scelte legislative del governo di cavalcare la micro-sicurezza “percepita” - minacciata da una microcriminalità “straniera” costantemente sbattuta in prima pagina – non aiutano a contrastare il clima xenofobo, ma lo alimentano in un circolo vizioso che non pone certo le basi per una vera sicurezza.

Citiamo ancora Don Ciotti: “La legalità deve fondarsi sulla prossimità e sulla giustizia sociale”. In Italia ci sono migranti “clandestini” solo per mancanza di una legislazione che consenta ingressi per lavoro adeguati alla domanda reale, (guardiamo i nostri anziani accuditi dalle badanti in assenza di strutture sociali adeguate, guardiamo dentro i cantieri edili e nei luoghi di lavoro pericolosi e malsani). La clandestinità e il lavoro in nero fanno comodo al nostro sistema per tenere basso il costo del lavoro e garantire profitti,” risparmiando” su diritti, tasse, sicurezza.

Sappiamo che sul nostro territorio novarese esistono da tempo molti progetti e pratiche di solidarietà e di convivenza civile, che costruiscono quotidianamente dal basso giustizia sociale e diritti di cittadinanza e contrastano attivamente le derive razziste e xenofobe.

Per convivere dobbiamo riconoscere che tutti, “noi” e “loro”, abbiamo bisogni, paure, desideri, e che solo imparando a conoscerci e a vivere insieme come vicini di casa, di scuola, di lavoro potremo tutti sentirci più sicuri e avere finalmente meno paura.

Le istituzioni, la politica e la società civile devono lavorare per allontanare e non per alimentare i sentimenti di intolleranza, per rifiutare le facili (false) soluzioni per problemi complessi e aiutare a comprendere i problemi reali del nostro paese, nella consapevolezza che serve l’impegno di tutte e tutti per risolverli.

Anche noi ci impegniamo a fare la nostra parte e a non tacere.

Prime adesioni:Ali di Luce, Associazione per la Pace di Novara, Banca Del Tempo Di Oleggio, Bilanci di Giustizia di Oleggio, Circolo Legambiente di Novara, Comitato Territoriale Novarese Acqua, Coordinamento novarese di Libera, Emergency gruppo di Novara, Idee per il Futuro, Il Mandorlo, Laboratorio per la pace di Galliate, Livres como vento, Madreterra di Romentino, Medicina Democratica, Tavolo NO F35